LA FIGURA DEL CAREGIVER AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

“Non siamo un mondo a parte ma una parte del mondo”

Il Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità ha dato voce, con queste parole, alle difficoltà di genitori e caregivers che accudiscono i propri cari affetti da disabilità.

Chi è il caregiver? Il caregiver è colui che si prende cura, in modo continuativo, di una persona che ha subito una diminuzione o perdita di autonomia, espletando la funzione di accudimento. Il caregiver si distingue in due categorie: Il caregiver professionale (assistenti domiciliari, infermieri, badanti, etc) ed il caregiver familiare. La figura del caregiver familiare è maggiormente esposta a livelli di stress psico-fisico elevati, correlati sia alla funzione di cura esercitata in maniera costante sia alle numerose difficoltà connesse all’organizzazione familiare in cui sia presente un membro affetto da disabilità.

L’emergenza Covid 19 ha stravolto la nostra quotidianità, sollecitandoci ad attivare nuove risorse e strategie per adattarci alle misure sanitarie. Tali misure hanno impattato maggiormente sullo stile di vita dei componenti del nucleo familiare in cui sono presenti persone affette da disabilità.  Nello specifico, le stringenti regole introdotte, durante la fase 1, hanno dapprima sospeso e successivamente limitato i servizi educativi e riabilitativi rivolti a persone con disabilità. Tra i servizi educativi e formativi rientrava la scuola. La didattica in presenza è stata sostituita dalla didattica a distanza, apportando un brusco cambiamento nella routine quotidiana, privando l’alunno della relazione sociale con le figure di riferimento: compagni di classe ed insegnanti. Tali cambiamenti hanno gravato enormemente sulle figure di accudimento, i quali manifestano maggiore stress e senso di inadeguatezza nel gestire le sopraggiunte difficoltà, spesso acuite dal dover conciliare l’impegno dell’esercizio di cura verso la persona con disabilità all’attività lavorativa.

Un’indagine pubblicata nel mese di maggio 2020, condotta durante il lockdown nell’ambito del progetto “Time to Care” e finanziata dalla fondazione Cariplo, riporta dati degni di attenzione rispetto alle ripercussioni dell’emergenza sanitaria sui caregivers. Nello specifico, il 45% della popolazione dichiara che è aumentato il carico di cura per i propri cari, il 27% ha perso l’aiuto di badanti ed assistenti familiari, l’88% desidera più informazioni ed orientamento rispetto ai servizi territoriali, il 51% richiede un sostegno psicologico.

Il caregiving è un’attività onerosa dal punto di vista psicologico. Nello specifico, la maggior parte dei soggetti riferisce di esperire vissuti di ansia, senso di colpa e di inutilità. In riferimento alla condizione di emergenza sanitaria, riferiscono maggior preoccupazione di poter costituire veicolo di contagio per le persone accudita, soprattutto quando quest’ultima si trova in uno stato di grave vulnerabilità fisica.

In tali circostanze è molto utile il supporto di una rete sociale a cui poter fare riferimento per reperire informazioni sui servizi territoriali. Altresì, la rete si rivela efficace poter condividere la propria esperienza ed i propri vissuti in gruppi di mutuo aiuto, in cui è possibile confrontarsi con persone che vivono esperienze simili; costruendo, nel confronto reciproco, strategie funzionali alla gestione delle difficoltà. Può essere utile, inoltre, definire uno spazio psicologico individuale, in cui condividere i sentimenti di impotenza, vissuti di inadeguatezza e stati ansiosi ad essi associati, al fine di promuovere quel senso di competenza necessario alla gestione dell’assistenza di un familiare bisognoso.

 Prendiamoci cura di chi si prende cura.

 

A cura di: Dott.ssa Ilda Sabatino

Psicologa – Psicoterapeuta

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